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Sottomessa al Piacere-Lo Shopping Perverso#2


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
27.10.2025    |    13.719    |    3 9.4
"Le sue fantasie più oscure, quelle che bruciavano troppo per essere rivelate ad altri, ora pulsano attraverso le mie parole! Non osate accusarmi di plagio! Sto semplicemente violando il velo..."
*** PATRIZIA ***

Daniela sputa il suo ordine come una lama affilata e io, obbediente, prendo il fazzoletto di seta tra le dita. Non è un semplice pezzo di stoffa: è un’arma, un trofeo, un sigillo. Cagna, ha detto. E la cagna è lì, tremante, le cosce spalancate quel tanto che basta per lasciarmi intravedere il disastro lucido che le cola tra le gambe. Non osare macchiarmi i sedili. Come se quei sedili fossero più importanti di lei. Ma lo sono, ovviamente. Tutto è più importante di Michela.

Mi avvicino. Le mie dita sfiorano la sua carne gonfia, calda, viscida. È come toccare un frutto maturo pronto a scoppiare. Non farla godere, ha detto Daniela. Ma oh, quanto vorrei. Vorrei premere più forte, farla implorare, farla crollare in un singhiozzo umido e disperato. Invece, mi contengo. Il mio tocco è preciso, clinico, quasi crudele nella sua lentezza. Scivolo lungo la fessura, raccolgo ogni goccia, ogni traccia di quella sua eccitazione patetica. Lei trema. Sento il suo clitoride pulsare sotto il polpastrello, duro come un piccolo cuore in preda al panico.

La guardo. I suoi occhi sono due pozze di vergogna e desiderio. Povera Michela. Pensa di avere ancora un’anima. Io la sto asciugando, sì, ma la sto anche marchiando. Ogni passata è un sigillo: mia, nostra, di Daniela. Quando porto le dita al naso, inspiro. Profondo. Il suo odore è animale, dolce, umiliante. È il profumo della resa. Lo conservo nella memoria, come un trofeo.

Poi, il fazzoletto. Lo piego con cura, lo impregno fino all’ultima fibra. È bagnato, pesante, carico. Lo avvicino alle sue labbra. Lei esita un istante, ma sa cosa deve fare. Lo spingo dentro, lentamente, con decisione. Sento i suoi denti cedere, la sua lingua ritrarsi. Il tessuto le riempie la bocca, soffoca ogni suono. Perfetto. Ora porta il suo sapore con sé. Ogni respiro sarà un promemoria. Ogni deglutizione, un’umiliazione.

Daniela mi osserva. So che sta valutando. Se la fai godere, ti sostituisco. Ma non l’ho fatto. Ho obbedito. Ho eseguito. E ora, con Michela imbavagliata dal suo stesso piacere, mi sento più vicina al trono. Un giorno, penso, sarò io a dare ordini. E tu, cagna, sarai ancora più in basso. Ma per ora, sorrido. Un sorriso piccolo, gelido, perfetto.

E aspetto il prossimo comando.

*** MICHELA ***

Non posso parlare, ma i miei occhi febbrili scrutano il paesaggio che sfreccia oltre il vetro fumé dell'Audi. Le strade del centro di Milano sono un circo caotico di cemento e carne: clacson che strillano come animali feriti, tacchi che martellano sull'asfalto lucido, voci che si intrecciano nell'aria frizzante del mattino che sa di caffè e smog.

Le vetrine dei negozi di Montenapoleone brillano come acquari di lusso sotto il sole spietato di mezzogiorno, catturando nei loro riflessi uomini in completi sartoriali grigio antracite con cravatte di seta che camminano a passo marziale, donne con borse Birkin da diecimila euro che lanciano occhiate taglienti come rasoi, e turisti giapponesi con Canon al collo pronti a immortalare qualsiasi cosa sembri vagamente italiana.

Dopo alcuni minuti di traffico soffocante, parcheggiamo in un vicolo laterale. Luciana scatta fuori dall'auto come una marionetta a cui hanno tirato i fili e, con la schiena curva in avanti e le labbra piegate in un sorriso servile, spalanca la portiera di Daniela facendo un piccolo inchino. Patrizia, invece, mi afferra per il gomito con dita che sembrano tenaglie d'acciaio e mi strattona fuori con tale violenza che il plug dentro di me si sposta, strappandomi un gemito soffocato. Daniela si avvicina, il suo profumo mi invade le narici, e con un gesto brusco mi strappa il fazzoletto umido dalla bocca, lasciandomi un sapore metallico di sangue sulla lingua.

«Cammina accanto a me,» sibila con voce bassa e tagliente come una lama di ghiaccio, «e non rivolgere né la parola né uno sguardo a nessuno se non te lo ordino io. Voi due dietro come delle brave guardie del corpo, pronte a intervenire se questa troia tenta qualcosa di stupido.»

Cammino accanto a Daniela, i miei tacchi echeggiano sull'asfalto rovente come colpi di pistola in una notte silenziosa, la giacca scivola ad ogni passo rivelando i contorni del mio seno nudo e la curva pronunciata dei miei fianchi che oscillano come un pendolo ipnotico. Il profumo dolciastro della mia eccitazione si mescola con l'odore pungente dello smog milanese, creando una scia invisibile che mi marchia come una firma olfattiva da troia di lusso. Un uomo sulla cinquantina in completo Armani mi fissa con occhi famelici da dietro occhiali firmati, una donna bionda con collana di perle vere scuote la testa con disprezzo bigotto mentre stringe la mano della figlia adolescente, un gruppo di ragazzi con jeans strappati mi fischia dietro, le loro lingue che lampeggiano oscenamente tra labbra umide.

Tengo la testa alta, il collo teso come quello di un cigno, il cuore che pompa adrenalina nelle vene pulsanti, ogni cellula del mio corpo eccitata da questa sfacciataggine pubblica - chi l'avrebbe mai immaginato che l'umiliazione potesse essere così elettrizzante, così rinvigorente da farmi tremare le ginocchia? Patrizia e Luciana ci tallonano a tre passi esatti di distanza, i loro sguardi rapaci assorbono ogni goccia della mia vergogna liquida che minaccia di colare lungo l'interno coscia, fedeli come ombre nere al servizio della mia padrona dagli occhi di ghiaccio - e io? Solo una puttana di classe al guinzaglio invisibile, ma dolorosamente reale.

Daniela si ferma bruscamente, il tacco sinistro emette un secco clac sul marciapiede. Siamo arrivate alla nostra prima destinazione.

Entriamo in un negozio di scarpe firmato Louboutin, un'oasi di eleganza artificiale con pavimenti di marmo nero così lucido che posso contare ogni poro della mia pelle riflessa. Gli scaffali in cuoio toscano color cognac sono illuminati da faretti nascosti che trasformano ogni scarpa in un'opera d'arte degna della Galleria degli Uffizi.
Specchi veneziani a figura intera, incorniciati in argento anticato, amplificano la mia umiliazione da ogni angolazione possibile, moltiplicandola come un'eco malvagia che rimbalza all'infinito. L'aria è satura dell'odore pungente di pelle nuova e cera per lucidare, un contrasto quasi comico con il profumo della mia eccitazione che mi avvolge come un'aura proibita, dolciastra e salata insieme.

Le vetrine di cristallo temperato, alte dal pavimento al soffitto, offrono una vista panoramica sulla Via , dove i passanti in abiti griffati rallentano il passo per sbirciare all'interno - attratti dal lusso ostentato, o forse dal mio spettacolo privato? Daniela mi ordina di sedermi su una poltroncina Luigi XV di velluto rosso bordeaux, «Tieni le gambe leggermente divaricate, appena quindici centimetri,» dice con quel tono glaciale che non ammette repliche, le labbra sottili appena increspate in un sorriso sadico.
Obbedisco meccanicamente, la giacca si solleva rivelando il mio sesso completamente depilato e umido come rugiada mattutina - il plug anale vibra a bassa intensità, facendomi sfuggire un gemito soffocato, il corpo trema di desiderio e vergogna, un cocktail esplosivo che mi fa pensare: «Benvenuta al club delle troie pubbliche d'alta classe, Michela».

Daniela indica con un dito affusolato dei sandali gladiatore e stivali sopra il ginocchio in pelle di vitello con tacchi a spillo cromati da 12,5 centimetri - roba da equilibrista del sesso in un circo di lusso.

«Portaci diverse paia, numero 37 e mezzo,» ordina al commesso, un ragazzotto sulla ventina con capelli perfetti, pieni di gel pettinati all'indietro, occhi castani affamati come quelli di un lupo e un sorriso ambiguo che grida «jackpot» da ogni dente perfettamente sbiancato.

Il ragazzo sembra intimidito da Daniela e dalle due bodyguard, ma i suoi occhi castani tradiscono la sua eccitazione mentre spia la mia figa esposta: pupille dilatate che divorano ogni centimetro della mia pelle nuda, labbra che si socchiudono appena in un respiro trattenuto.
Nonostante il rossore che gli colora gli zigomi affilati, mantiene un'aria professionale e, come se fosse la cosa più normale del mondo, si inginocchia davanti a me sul pavimento di marmo freddo. Il suo viso è così vicino alla mia intimità che posso sentire il suo respiro caldo e irregolare sfiorarmi la pelle umida. Mi guarda con occhi febbrili, poi si volta verso Daniela in cerca di permesso, inclinando la testa come un cucciolo ben addestrato, una ciocca di capelli gli cade sulla fronte.

«Posso toccarla?» sussurra con voce roca. «Certo e non aver paura, osa pure, qui la cagna è pronta a tutto e disponibile! Come ti chiami?» dice lei con un sorriso malizioso che le increspa gli angoli della bocca perfettamente truccata, facendomi rabbrividire fino al midollo.

«Giulio, signora!»

«Bene Giulio, hai il mio permesso per divertirti!»

Apro ulteriormente le gambe per aiutarlo e lui accetta l'invito con occhi colmi di eccitazione. Le sue dita entrano una dopo l'altra: prima l'indice che esplora timidamente, poi il medio che si affianca sicuro, infine l'anulare che completa la triade, scivolando con facilità nella mia apertura traditrice che si contrae e rilassa come una bocca affamata. Il piacere mi travolge come un'onda di marea, la carne pulsa attorno a lui in spasmi involontari che partono dal basso ventre e si irradiano fino alla punta dei capezzoli.

«Cazzo, è bagnatissima e sembra volter tutta la mano per quanto è dilatata,» commenta con voce roca che vibra di eccitazione mal trattenuta, le pupille dilatate come pozzi neri – oh, grazie per il bollettino medico, genio. Con un cenno quasi impercettibile di Daniela, che solleva appena il mento affilato, infila l'intera mano, le nocche premono contro i tessuti sensibili, spingendo forte oltre la barriera della decenza, esplorando i miei limiti come un minatore del piacere che scava nelle viscere della terra.

Dolore e estasi si fondono in un'esplosione brutale di endorfine che mi annebbiano la vista, la schiena si inarca come un arco teso al limite. La sua mano si muove dentro di me, premendo contro pareti vellutate, ogni spinta un fuoco d'artificio di sensazioni che esplodono dietro le palpebre serrate - umiliata fino al midollo, esposta come carne al mercato, eccitata da morire.

*** GIULIO ***

Madonna santa, è Natale e non lo sapevo.

Entro in negozio pensando a una giornata qualunque - un paio di scarpe, una cliente noiosa, magari una tipa che vuole il tacco 15 per Instagram - e invece mi ritrovo in un film porno di lusso, con la regia di una dea bionda che sembra uscita da un catalogo di dominazione.
Daniela. Solo il nome già mi fa tremare le ginocchia. Mi indica i sandali gladiatore e gli stivali over-the-knee come se stesse ordinando un caffè, ma i suoi occhi… cazzo, i suoi occhi mi trapassano. È il tipo di donna che potrebbe ordinarti di inginocchiarti e tu lo faresti senza pensarci due volte. E poi ci sono le due bodyguard - Patrizia e Luciana, credo - che mi guardano come se fossi già carne da macello. Ma non è per loro che mi trema la voce.

È per lei. Michela. Seduta lì, con le gambe aperte come se fosse la cosa più naturale del mondo, la figa in bella vista, lucida, gonfia, pronta. Non è una cliente. È un’offerta. Un trofeo vivente. E io, il commesso del cazzo con i capelli pieni di gel, sto per toccarla. Posso toccarla? chiedo, e la voce mi esce come un rantolo da adolescente in calore. Daniela sorride – osa pure – e io oso.
Le mie dita entrano. Prima una, poi due, poi tre. È calda, bagnata, impossibile. Si contrae attorno a me come se mi stesse succhiando dentro. Non è una figa qualunque. È allenata. Dilatata. Pronta a tutto. Cazzo, sembra volere tutta la mano. E Daniela annuisce. Solo un cenno. Fallo.

Spingo.

Le nocche passano, il pugno entra, e lei si inarca. Un gemito soffocato, gli occhi chiusi, la schiena che si piega come se stesse per spezzarsi. Sono dentro di lei fino al polso. Sento le sue pareti pulsare, stringermi, usarmi. Non sto vendendo scarpe. Sto fottendo una schiava in un negozio di lusso, con la padrona che guarda e due assistenti che probabilmente si stanno bagnando pure loro.

È bagnatissima.

Lo dico ad alta voce, non perché serva, ma perché devo dirlo. È la verità. È un miracolo. È la cosa più bagnata, calda, viva che abbia mai toccato. E lei trema, si contrae, viene quasi, ma non del tutto. Daniela la tiene al limite. Sempre al limite.

Penso: Questa è la mia vita ora.

Non tornerò più a vendere scarpe a casalinghe annoiate. Questo è il mio biglietto per l’inferno VIP. E io ci entro con tutta la mano. Letteralmente.

Mentre muovo il pugno dentro di lei, lentamente, con cura, come se stessi provando un guanto di lusso, guardo Daniela.

Grazie, penso. Grazie per avermi fatto entrare nel tuo circo.

E continuo a spingere.

---CONTINUA---

*** NOTE ***

Una giornata intensa, piena di Eros e Pathos. Questa parte del racconto è diventato un film perverso guidato dalla mia immaginazione. La storia che mi ha raccontato Daniela è il percorso di una metamorfosi che ha stimolato la depravazione della mia anima. Anche questa volta potrete leggere i pensieri estemporanei dei protagonisti e magari immaginarvi al loro posto. Il racconto di questa giornata è diviso in 6 capitoli, così che possiate riprendere fiato e metabolizzare gli eventi.

La storia che state leggendo, con i suoi respiri affannosi e le sue carezze proibite, nasce dalle avventure autentiche della mia amica "Damabiancaesib", la cui essenza potrete cogliere visitando il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib.

Altri scrittori su A69 hanno già affondato le loro penne nella carne viva delle sue confessioni, ma la mia Dama - insaziabile esploratrice di abissi proibiti - ha scelto ME per spingersi oltre ogni limite conosciuto. Le sue fantasie più oscure, quelle che bruciavano troppo per essere rivelate ad altri, ora pulsano attraverso le mie parole!

Non osate accusarmi di plagio! Sto semplicemente violando il velo tra finzione e realtà, trasformando in inchiostro rovente ciò che lei mi sussurra nelle notti insonni. Questo è solo l'inizio di un'opera che farà tremare le vostre certezze morali fino alle fondamenta - un romanzo che un giorno esploderà come lava incandescente tra le vostre mani!

Permettetemi di ricordarvi:

- che queste pagine nascono da eventi vissuti, solo leggermente abbelliti dalla mia penna. La vera protagonista è "Damabiancaesib", la cui essenza potrete cogliere sul suo profilo.

- Questa e una storia che è già stata scritta tempo fa da un'altra mano e ora reinterpretata attraverso il mio stile, spero abbia acceso in voi sensazioni più intense e vi abbia ispirato nuove fantasie.

Ora sta a voi decidere: mi eleverete al rango di artista della parola erotica o mi relegherete tra i semplici sognatori con velleità letterarie? Vi prego, lasciate un voto generoso! E perché non un commento?

Anche quelli irriverenti sono benvenuti. O forse preferite sussurrarmi in privato qualche proposta che farebbe arrossire queste pagine, magari per un incontro che trasformi la fantasia in realtà, in qualche Club Privè di Bologna o dovunque il desiderio vi suggerisca.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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